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22/07/2020
Pigneto, la Brooklyn romana
Pigneto, la Brooklyn romana
Pigneto, la Brooklyn romana

Il Pigneto è un triangolo a pochi passi dalla Stazione Termini, stretto tra la Prenestina e la Casilina.

Qui ogni epoca ha lasciato un segno: la tomba del fornaio Eurisace, riscattato dalla schiavitù; il torrione prenestino, il terzo più grande mausoleo di Roma; l’acquedotto Felice e Porta Maggiore.

È il quartiere di ‘Accattone’ di Pier Paolo Pasolini, di “Roma Città Aperta” di Roberto Rossellini, di “Fantozzi” e di "Tre piani", il nuovo film di Nanni Moretti.

Fino al 1870 è zona rurale, di pascoli, braccianti e contadini. Poi comincia l'urbanizzazione che, nel dopoguerra, lo trasforma in uno dei più grandi insediamenti popolari di Roma con stabilimenti industriali e fabbriche (il Pastificio Pantanella, l’Istituto farmaceutico Serono, la Snia Viscosa), botteghe artigiane e laboratori.

Tra il 1920 e il 1935 diventa una periferia piena di vita: le cooperative dei ferrovieri costruiscono una serie di villini bifamiliari in stile liberty, che vengono in parte distrutti con i bombardamenti del '43 e sostituiti da palazzine popolari tra il 1950 e il 1970.

Se fino a pochi anni fa la fama del quartiere non era delle migliori, oggi le cose sono cambiate.
Il Pigneto è un quartiere in fermento, multiculturale, artistico, dove è cool abitare.
È il fulcro dell’Urban Art romana. “Vanity Fair” e il “New Yok Times” la paragonano a Brooklyn, che da qualche anno è il nuovo quartiere degli artisti e degli hipster newyorkesi.

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