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12/03/2021
La Borghesiana, da centro rurale a centro urbano
Immagine opera street art Danilo Pistone a Roma Broghesiana
Immagine opera street art Danilo Pistone a Roma Broghesiana

La Borghesiana è un quartiere di Roma, tra la via Casilina e la via Prenestina, al limite del confine orientale della capitale. È l’ultimo lembo di Roma prima dei Castelli.

In epoca romana (I secolo a.C.) si chiamava “Tor Forame", dal termine latino foramen (foro), che avrebbe indicato la presenza nell’area dell’antico lago Regillo, poi prosciugato.

Agli inizi del ‘900 fu chiamata “Borghesiana”, in onore della famiglia Borghese che aveva donato le terre per la costruzione della stazione ferroviaria della Roma-Fiuggi (ex Ferrovie Vicinali).

La sua storia risale agli anni ‘50, nel periodo della bonifica, quando decine di braccianti scendono dai monti Prenestini per coltivare i terreni.
Si crea un piccolo centro colonico che viene espropriato dal governo e donato al comune di Monte Porzio Catone.
Viene diviso in lotti che vengono dati agli ex combattenti, ma a causa della distanza o per la poca fertilità del terreno, molti rivendono il terreno per pochi soldi o lo trasformarono in vigneto.
La necessità di manodopera porta i braccianti dei dintorni a trasferirsi qui e ad acquistare piccoli lotti di terreno dove costruire una piccola casa.

La borgata cresce in modo smisurato, in assenza di qualsiasi pianificazione urbanistica, ovvero senza infrastrutture e servizi come strade asfaltate e illuminate, marciapiedi, rete idrica e fognature.

Alla fine degli anni ‘60 la lottizzazione abusiva cresce, favorendo il rialzo del costo del terreno.
Gli abitanti sono soprattutto operai edili e agricoltori. Ognuno si costruisce la propria casa, in cortina, con portici, balconi, terrazze, giardini orti, e alti muri che la separano dalla strada.

Oggi ha circa 30.000 abitanti, una polisportiva, la parrocchia, l’omonima fermata della metro C e una biblioteca comunale, luogo di incontro e di studio per i giovani del quartiere.

E anche qui è arrivata la street art con l’opera Danilo Pistone, in arte Neve: quaranta metri di muro su cui sono rappresentati cinque volti di bambini, uno per ogni continente. Un manifesto di integrazione.

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